Chi controlla i controllori ?

Se gli avvenimenti di sabato 5 maggio fossero quelli che sono stati descritti nei comunicati stampa resi da diversi soggetti istituzionali e ripresi in diversi articoli apparsi sui giornali locali e sul web, allora probabilmente si potrebbe pensare che il “Bar Garibaldi” è un luogo di illegalità, dove ogni sorta di attività commerciale è condotta in maniera fraudolenta e spregiudicata. Un luogo in cui si è pronti a tutto, persino al ricorso alla violenza nei confronti di un normale controllo di Polizia Municipale, per affermare l’avversione alle regole e la totale assenza di rispetto per le norme.

Per fortuna nostra ed anche di quanti hanno frequentato e frequentano il “Bar Garibaldi”, questo disegno grigio, a tratti di cronaca nera, non solo non rappresenta fedelmente quanto accaduto ma lascia ampio spazio a non pochi dubbi sulla legittimità di quanto operato dagli agenti della Polizia Municipale e sulla corretta attuazione di una modalità di controllo degli esercizi commerciali che meriterebbe un approccio più sereno e obiettivo.

Vale la pena chiarire che il 5 maggio scorso una ‘squadra’ del CAEP si è presentata presso il ‘Bar Garibaldi’ senza essersi minimamente preoccupata – pur avendone la possibilità e pur dovendosi teoricamente attenere a precise previsioni regolamentari e procedurali – di verificare la sussistenza di autorizzazioni, licenze ecc, con un atteggiamento dichiaratamente preconcetto e ostile.

Lì ha trovato la nostra legittima indignazione nel sentirci dire che non vi era tempo per leggere ‘le carte’ o verificare alcunché visto che le violazioni erano evidenti nonostante ben 4 diverse SCIA, 2 registrazioni sanitarie, 2 pratiche di occupazione di suolo pubblico, il pagamento degli oneri concessori, ecc. ecc. Indignati, come chiunque altro si senta soverchiato da un esponente della Pubblica Amministrazione abbiamo preso parte ai controlli, come da nostro preciso diritto e dovere, in un clima ingiustificatamente difficile e a tratti persino immotivatamente ostile.

Se poi ad un modo di procedere sicuramente non condivisibile si aggiunge un fare provocatorio e un rifiuto anche solo a verbalizzare le dichiarazioni di chi il controllo lo sta ricevendo, allora è fin troppo naturale che gli animi si possano esacerbare ed accendere senza però che si possa supporre la sussistenza di una condotta violenta, del resto basti scrivere che ad invocare l’intervento dei Carabinieri mediante chiamata al numero di emergenza 112 siamo stati noi stessi.

A questo punto ci sembra dirimente valutare in sé ‘carte alla mano’ le violazioni contestate nei verbali già quella stessa sera formati e notificati al presunto trasgressore:

1 Mancata comunicazione inizio attività e mancato conseguimento della autorizzazione sanitaria:

niente di più inverosimile visto che il BAR GARIBALDI S.n.c. è titolare di ben 4 SCIE autorizzative (una per ogni articolazione del complesso imprenditoriale, prot. 9416; 125474; 822535; 831496) e per ciascuna di essa ha reso la relativa dichiarazione di inizio attività e conseguito altresì la registrazione sanitaria n. 08205356000661M180066, integrata poi con protocollo 2747/18).

2 Occupazione abusiva del suolo pubblico per oltre 80 mq. e violazione del regolamento dehors

inutile dire che chi conosce il bar e lo ha visto in una qualunque serata sa perfettamente che il BAR GARIBALDI occupa con i propri arredi (panche, fioriere, ombrelloni ecc.) poco meno di 20 mq antistanti il proprio locale; ovviamente se poi gli accertatori ritengono che costituisca occupazione anche la presenza degli avventori e dei passanti nel resto della area pedonale allora la ipotizzata misura e la connessa sanzione – frettolosamente contestata senza rammentare il contenuto dell’art. 16 della Carta Costituzionale – suscita indignazione e, a mente fredda, ilarità.

Tanto più, come avrebbero potuto verificare gli accertatori, il BAR GARIBALDI gode al riguardo della concessione n. 96 rilasciata dal Comune di Palermo già anni addietro, in corso di rinnovo, e per la quale sono già stati riscossi dalla detta amministrazione, a valere sull’esercizio 2018, ben €. 1200,00 circa di oneri concessori! Come pure risulta persino dalle foto effettuate in costanza di accertamento che tutti gli arredi rinvenuti sono conformi al celeberrimo regolamento dehors, e ciò a prescindere dalla bontà di tale fonte regolamentare ancora al centro di vivaci polemiche.

3 Gli esercenti il BAR GARIBALDI avrebbero divelto il basolato

Pensare di ascrivere a noi anche l’esito infelice di un intervento realizzato dall’Amap, dietro richiesta di un privato, che molti mesi addietro ha lasciato le basole, dapprima rimosse per effettuare gli scavi, malamente ricollocate è davvero troppo. Che ragione avremmo mai potuto avere per accanirci su un metro quadro di basolato e lasciarlo mal collocato in modo da generare una situazione di pericolo distante comunque oltre dieci metri dal nostro ingresso principale?

Una sola ragione può sottendere ad un’accusa così gratuita e irragionevole, l’intenzione di riversare su di noi un ulteriore carico di biasimo.

4 La mancanza dell’etilometro

Questa è l’unica manchevolezza, già peraltro per il futuro emendata con l’acquisto del detto dispositivo, anche se occorre un opportuno chiarimento. Il BAR GARIBALDI da sempre mette a disposizione gratuita dei suoi clienti gli alcool test usa e getta acquistati – quale presidio medico-chirurgico – in farmacia. L’etilometro è invece un dispositivo a pagamento. Si ammette dunque di avere errato nel ritenere equipollente a tale ultimo dispositivo un altro genere di prodotto distribuito dietro Autorizzazione da parte del Ministero della Sanità.

allora cosa è successo SABATO 5 maggio ?

Campeggia in molte ricostruzioni che “sul posto sono dovute intervenire due pattuglie dei Carabinieri”. Lo scriviamo virgolettato come riportato dai giornali e sul web perché così come descritto sembra che i militari siano dovuti accorrere per difendere la Polizia Municipale. Beh non è per nulla andata così. Invero i Carabinieri, come già accennato, sono stati chiamati proprio da noi, esacerbati ed indignati, visto che eravamo coscienti che quel controllo, non il primo in 8 anni di attività e nemmeno sicuramente l’ultimo, aveva un qualcosa di anomalo, un’aria di prevaricazione e superficialità orientata a derivare in una inaccettabile compressione dei nostri diritti.

Abbiamo letto gli appelli alla legalità, li facciamo nostri e ci chiediamo che garanzie abbiamo a fronte di controlli quantomeno approssimativi e superficiali, così come si evince dal raffronto tra le contestazioni sollevate e la documentazione già immediatamente resa disponibile agli accertatori.

É allora legittimo attendersi delle risposte e confidare che le Istituzioni preposte chiariscano la vicenda, sanzionando chi ha violato le regole giuridiche e ripari i torti subiti con adeguate misure di indennizzo che certo non dovranno e non potranno essere solo di contenuto economico.

Ci domandiamo, a fronte del polverone sollevato, se non sia arrivato il momento di controllare i controllori e se non sia arrivato il momento anche di coadiuvare piuttosto che vessare chi, rispettando le regole e non pagando il pizzo alla mafia, riesce a creare lavoro per sé e per altri.

Palermo è capitale italiana della cultura 2018 e noi ne siamo felici, così come registriamo con soddisfazione i passi avanti che fa la nostra città, a partire dalle pedonalizzazioni e dalla ZTL (di cui come BAR GARIBALDI abbiamo già pubblicamente auspicato una sua estensione serale e notturna il venerdì e sabato), rispetto al passato cupo da cui proviene. Ci auguriamo, allora, che lo sia veramente e che questa nostra piccola e spiacevole vicenda rappresenti l’occasione affinché si faccia chiarezza su vari episodi che, simili a questo, hanno visto involontari protagonisti tanti esercenti ingiustamente additati, soprattutto davanti all’opinione pubblica, di operare nell’illegalità quando invece è chi li verifica che non sembra agire in maniera adeguata e corretta.

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