Domenica 23 settembre ore 18.00 – Siamo tutti Turi Vaccaro

Via aspettiamo domenica 23 settembre dalle 18.00 presso il Garibaldi Books & Records per una serata di solidarietà e controinformazione.

Parte da Palermo la campagna di solidarietà nei confronti di Turi Vaccaro, militante pacifista ed antimilitarista, attivista NO MUOS, detenuto presso il carcere di Pagliarelli dal 6 agosto 2018, in seguito alla condanna sugli atti di azione diretta, realizzati contro le antenne della base NRTF e MUOS di Niscemi, dal 2013 a oggi. Una serie di cartoline da potergli mandare in carcere, per fare sentire a Turi la nostra solidarietà e vicinanza. Le cartoline sono state realizzate da Guglielmo Manenti , disegnatore e attivista NO MUOS.
www.nomuos.info

Per chi volesse contribuire alla campagna
c/c Banca Etica
IBAN: IT 47 F 05018 04600 000009000673
CAUSALE: Turi Libero
Per scrivere a Turi:
Salvatore Vaccaro detto Turi
Presso Casa Circondariale Pagliarelli
Piazza Pietro Cerulli 1
90129 Palermo

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SIAMO TUTTI VACCARO

Per raccontare Turi Vaccaro ci vorrebbero migliaia di parole. Ma a volte un solo aneddoto o una singola scena può bastare per delineare una persona. Marzo 2016: davanti il cancello principale
della base americana di Niscemi, dove l’arroganza militare yankee e la complicità dello Stato italiano hanno deciso di installare 46 antenne NRTF e il Muos all’interno di una riserva naturale, arriva un gruppo di attivisti. Sono stanchi per la lunga camminata e tesi, perché la polizia italiana non ha fatto altro che seguirli – da dentro la base militare, come se fossero loro il pericolo e non i marines americani che stanno proteggendo.
Davanti le camionette antisommossa si para una scena surreale: a testa in giù, assorto in una posizione yoga, c’è proprio Turi Vaccaro. Con gli agenti che lo guardano sbigottiti e incerti sul da farsi. Turi infatti decide di violare in quel modo il divieto di soggiorno
nella provincia di Caltanissetta, che gli era stato imposto dal tribunale di Gela qualche tempo prima, a seguito di una protesta risalente al luglio 2013 sul lungomare gelese, contro la celebrazione del 70° anniversario dello sbarco Usa in Sicilia. Le forze dell’ordine dovrebbero arrestarlo. Ma rimangono anch’esse incredule, di fronte alla coerenza e alle pratiche nonviolente di un uomo straordinario.
La prima cosa che noti di Turi Vaccaro è il suo essere fuori dal mondo: non ha il cellulare, non usa l’auto per spostarsi, non indossa scarpe, non ha una casa, si sposta di lotta in lotta a seconda della
propria sensibilità. Lo guardi e pensi: questo è strano forte. Poi se ti avvicini scopri in lui un’energia pacifica che ti sorprende solo in un primo momento. Spesso poi entra in sciopero della parola: a
ridosso di qualche azione non violenta, o per meglio meditare, si chiude nel silenzio per giorni e giorni.
Ma in fondo chi è questo caparbio attivista pacifista di 65 anni? Nasce a Marianopoli, sperduto paesino dell’entroterra siculo. Si trasferisce poi con la famiglia a Torino, dove studia filosofia e allo
stesso tempo lavora alla Fiat. Qui si accorge che il suo lavoro serve ad assemblare componenti di un sistema di trasporto militare. Perciò si licenzia, non vuole essere complice della produzione di
strumenti di morte. Nel 1981 si reca a Comiso, per opporsi all’installazione degli euromissili nucleari Cruise. Conosce il monaco buddista Morishita, lo accompagna nei suoi giri di preghiera e
lo aiuta a costruire la Pagoda della pace, un edificio di culto che resiste su una collina ai cui piedi sorge Comiso.
Da qui comincia un impegno costante e lungo 35 anni per la pace. Le sue azioni nonviolente sono rivolte agli oggetti, mai alle persone. Pratica il sabotaggio, come quando nell’agosto del 1985 sfida
le forze aeree olandesi, valicando le reti della base militare di Woensdrecht, nella provincia del Nord Brabant. Un uomo solo, con un martelletto, che si scaglia contro due F16. Distrugge gli apparecchi della cabina di comando dei due velivoli militari, prima di essere arrestato. I danni causati ammontano a più di un milione di euro. O come quella volta, l’11 novembre del 2015, che si
arrampica a Niscemi su una delle parabole del Muos – il sistema di telecomunicazioni satellitare della marina militare statunitense – e si scaglia, con lo stesso martello di 10 anni prima,
sull’impianto Usa.

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